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Visita guidata (Parte 2)
Il Centro Antico fino a Piazza Umberto I (monumento a Sant'Alfonso)


chioesa di sant'angeloRetrocedendo nella piazza Trieste, si può seguire a sinistra la via Roma che attraversa la città quasi in rettilineo e subito si allarga a sinistra nella piazza Ludovico Viscardi (giureconsulto di Sant'Agata. 1802-1872), nella quale si trova la chiesa dì Sant'Angelo de Munculanis, fino a pochi anni fa ritenuta una anonima costruzione settecentesca.
Fonti di archivio e la solerzia di alcuni cittadini appassionati hanno reso possibile riportare alla luce una struttura medievale.
I sondaggi prima e i lavori di consolidamento e restauro poi, curati dalla Soprintendenza ai beni ambientali ed architettonici di Caserta, hanno liberato all'interno cinque colonne a fusto liscio tutte di spoglio, come testimonia la differenza sia di altezza che di materiale, con altrettanti capitelli databili probabilmente ad epoca medievale.
All'esterno, in asse con la navata centrale, è stato ripristinato l'ingresso originario sotto il campanile sorretto da due colonne a motivi stellari di fattura alto-medioevale al di sotto di un arco di tufo a sesto lievemente ogivale.
ingresso laterale della chiesa di sant'angeloSotto la navata centrale è stato individuato e liberato dai numerosi resti mortali il cimitero con sepolture a "scolatoio", come pure sono state messe in luce le monofore originarie nella muratura della navata centrale. Notevoli sono le bifore romaniche dal capitello a gruccia sul campanile.
Un elemento molto interessante, già messo in evidenza dal Prof. Cielo, era la soprelevazione del calpestio "che poteva aprire un sollecitante discorso su preesistenze romane" e forse un residuo di pavimento musivo a tessere bianche e nere irregolari, probabilmente del periodo greco (lI sec. a.C.). potrebbe riaprire questo discorso.
La struttura riportata alla luce è a pianta basilicale, tripartita con colonne del periodo longobardo a capitelli alto-medievali. L'attuale struttura si riferisce quindi ad un edificio molto probabilmente ristrutturato nello stesso periodo di San Menna (sec. XII) e del Duomo, vista la particolare specificazione stilistica dei capitelli all'interno. Nella volta è un affresco (Pietà) di Angelo Mozzillo, del 1793.
chiesa santa maria costantinopoliPoco distante, a sinistra. si apre piazza Trento ove sorge la chiesa settecentesca di Santa Maria di Costantinopoli con l'attiguo monastero delle Redentoriste; nell' angolo sinistro della medesima chiesa si trova la seguente epigrafe funeraria romana del I sec.; Sacro agli Dei Mani.
Claudia Valentina fece questo sepolcro al marito Claudio Eutychiano, pienamente meritevole - egli visse 47 anni e 5 mesi - con lei visse 15 anni e 5 mesi.
Decisamente interessanti sono queste testimonianze romane espresse in epigrafi e su cippi che troveremo su tutto il percorso itinerante e che riportiamo tradotte.
Di fronte, nella piazzetta del Carmine, vi è il Museo Diocesano, realizzato nel 1996 e inaugurato per gli Eventi Alfonsiani celebrati in occasione del terzo Centenario della nascita di S. Alfonso.
E' ubicato nella Chiesa del Carmine, struttura del XVII sec. preceduta da un pronao che si affaccia sulla piazza, ed è costituita da una navata con abside leggermente sopraelevata, una cappella ottocentesca sul lato sinistro, un altare policromo del 1718 e un soffitto con finto cassettonato ottocentesco.
All'interno vi si conservano opere divise in tre sezioni: la prima comprende tele settecentesche di autori vari (Giaquinto. Maratta, Tomaioli); la seconda comprende una serie di paramenti sacri appartenuti a vari Vescovi; nella terza si trovano arredi e oggetti sacri di varie epoche, fra i quali una Croce-reliquiario del XVII sec. e un piatto reggiteschio federiciano del XIII sec.
san francesco Più avanti, proseguendo brevemente per la via Roma, vi è la chiesa di S.Francesco, del 1282, rifatta completamente nel '700. Nell'interno, a una navata con cupola, alla parete d'ingresso si trova l'interessante tomba di Ludovico Artus, conte di Sant'Agata e di Monteodorisio, morto nel 1370.
Consta di un sarcofago su otto colonnine tortili abbinate che ha nei lato anteriore tre tondi con tre figure a bassorilievo della pietà; nel lato destro, S. Luigi di Francia, nel sinistro, S. Ludovico di Tolosa; sopra, la figura giacente del defunto; in alto, il baldacchino goticizzante sorretto da due colonne tortili.
Notevoli sono i resti del pavimento maiolicato del '700 opera dei fratelli Massa. Sulla parete destra dell'ingresso è un affresco (Madonna del latte) del primo '400: al primo altare destro, Annunciazione di Tonimaso Giaquinto (1702), del quale sono anche gli affreschi sul perimetro interno con storie bibliche: il soffitto è a cassettoni dorati; dal terzo altare sinistro sono stati trafugati tempo fa tre frammenti raffiguranti la Madonna col Bambino e i Santi Antonio Abate e Francesco: un trittico di Angiolillo Arcuccio del 1483.
La chiesa è stata da poco restaurata con opere di copertura, sulle pareti interne e sul sistema di sospensione del cassettonato, e di rinforzamento delle mura del campanile e cantoria.
All'esterno della chiesa di s. Francesco, a destra, vi è il vicolo Santo Spirito che divide la stessa dal monastero delle Redentoriste; nel muro perimetrale di quest'ultimo vi è un portale seicentesco del vescovo Diotallevi, costruito per la propria residenza in campagna; in seguito, verso il 1770, (secondo il Viparelli) S. Alfonso lo fece collocare nell'attuale posizione per arricchire la struttura del monastero.
Più avanti, proseguendo brevemente per via Roma, si trova il Municipio, ex convento francescano del XIII sec. (portale del XVIII sec. e chiostro).
All'esterno. sulla destra, vi è la seguente iscrizione romana: - IOM CODI -A Giove Massimo con tutti gli Dei immortali - . Sull'origine del Convento, all'interno del chiostro nella parte alta della parete sinistra, si troverà questa epigrafe del 1600: - A Dio Ottimo Massimo Augusto - Venendo da Assisi Francesco giunse in questa città che i Goti superstiti avevano costruito col nome di S. Agata. Dedicò una cappella fuori dell'abitato che ora chiamano (S.) Francesco vetere.
In seguito i Frati, non potendo più sopportare le frequenti incursioni dei predoni, per novantanove monete d'oro comprarono quest'area nella quale fu eretta dalle fondamenta questa chiesa nell'anno del Signore 1282.
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